mercoledì 10 marzo 2010

Riorganizzazione Cerebrale

E' inevitabile penso, quando il tuo ragazzo inizia a farsi una tabella con le cose da fare giorno per giorno, vuol dire che devi cominciare a farlo anche tu. Un po' per darsi importanza, un po' per ricordare a lui che effettivamente esisti e hai degli impegni anche tu. La cosa diventa tassativa, quando ti rendi conto che si è scordato di aggiungere te, fra gli impegni.

Allora ho deciso di riprendere tutte le cose che avevo un po' lasciato andare: twitter, questo blog (anche perché lo pago), i miei racconti, il giornale di ateneo, la tesi, i quattro esami che mi mancano, la reflex, il basso, cantare, disegnare fumetti. Ho bisogno di fare una tabella anche io, mi sa.

Voglio vedere, fra qualche mese, se sarò riuscita a fare tutte le cose che mi sono prefissa. Secondo me no.

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venerdì 5 marzo 2010

Pelle

E' sera, in Piazza Garibaldi. Fa anche freddo, ma non so come mai non me ne sono accorta. I lampioni macchiano di luce il cielo notturno. Non so come fa, ma Parma riesce ad essere luminosa e buia allo stesso tempo, di sera.

Poi d'improvviso il gelo entra sotto la mia pelle, nelle ossa. E' il momento in cui realizzo che, nonostante io non sia single, continuo a sentirmi sola. La solitudine è una cosa che ti porti dentro per sempre. Da quando nasci fino al momento della tua morte. Ci illudiamo di non sentirla quando siamo sommersi dagli altri, ma alla fine non ci molla mai. E tutte le relazioni di amicizia, sentimentali, familiari persino, si riducono a un tentativo di ignorare l'eterna solitudine che ci avvolge. Ma è tutta colpa della pelle.

Il nostro confine, questa membrana impenetrabile che ci separa dall'esterno. Questa parete che distingue l'io dagli altri. Se non ci fosse la pelle sarebbe tutto molto più semplice, immediato, vorrei potermela strappare a volte. Potremmo mescolarci, entrare negli altri, uscirne e tornare noi stessi. Gli uomini possono farlo, in un certo senso, perché noi donne no? Perché ci viene negato il diritto di intrusione che invece agli uomini è concesso? Ma in fondo anche noi possiamo averlo un barlume di comprensione, no? Alla fine il sesso non è che un mescolarsi, e anche ricevendo dovremmo essere in grado di capire, almeno un po'. Vorrei scambiarla allora, la pelle. Vedere cosa si prova ad essere voi. Anche solo per un istante essere un'altra persona.

Chissà com'è, una vita senza pelle.

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venerdì 19 febbraio 2010

Lazarus syndrome

Hanno detto che è una condizione rarissima. Ok, ci sta. Per sicurezza però, voglio che resti scritto da qualche parte che non voglio donare organi, non voglio l'autopsia, non voglio essere imbalsamata. In breve: non mi toccate.

Fate così: lasciatemi stare un paio di giorni in una stanza calda. Quando inizio a decompormi potete pure seppellirmi.

In ogni caso, io spero proprio di essere immortale. Dicono che non si può, che la morte è una delle cose certe della vita. Non si sa mai, dopotutto la speranza è l'ultima a morire. Appunto.

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venerdì 12 febbraio 2010

Adotta un comunicante: salva scienze della comunicazione

Sappiate che mentre scrivo mio nonno è stato preso da un raptus d'igiene e si è messo a passare l'aspirapolvere sotto ai miei piedi. Non so bene se sia perché si ostina a non volere una donna delle pulizie in casa e pensa di dimostrarlo in questo modo oppure perché non vuole che io mi sposi e lo abbandoni. Forse dovrei ricordargli che nel secondo caso sarebbe meglio usare una scopa, piuttosto che quel macchinario infernale, ma a me sta bene così: ho intenzione di sposarmi prima o poi. Forse è il suo modo di farmi notare la mia inutilità; d'altra parte me ne sto sempre davanti al computer a scrivere, penserà che sono una ragazza pigra e alienata. Non ha tutti i torti in effetti. Una piccola introduzione dovevo farla per spiegare che non sono sicura di quello che uscirà da questo post. Spero almeno di risultare chiara.

Ma tornando a noi, è un po' che non scrivo. Come ho già detto e ripetuto fino allo sfinimento ero sotto esami, quindi mi considero giustificata. Ora che non lo sono più però ci sono cose che per troppo tempo ho rimandato e che stanno bussando prepotentemente alla mia porta. Il fatto è che gli eventi più succosi e interessanti succedono sempre quando si ha altro da fare e finiscono per essere involontariamente ignorati. In questo caso specifico, io credo che la situazione sia anche un po' voluta, dato che conveniva a tutti che non se ne parlasse troppo e non si facesse casino.

Per chi vive sotto le pietre e ancora non l'ha saputo, la notizia importante è che l'anno prossimo verrà chiuso il corso di scienze della comunicazione/informazione della facoltà di Lettere e Filosofia di Parma. Per intenderci, è il corso che sto frequentando io e in cui mi laureerò (spero) a dicembre.

La notizia in sé non è drammatica. Qualcuno ha già specificato che nella sostanza le cose resteranno invariate: tutti ci laureeremo in quello per cui ci siamo iscritti e il corso continuerà (più o meno) a esistere, anche se come curriculum della laurea in Lettere. Tutto bene, penserà lo studente sprovveduto. A me non cambia niente e quindi chi se ne frega di protestare, giusto?

No. Sbagliato. E' vero che dal punto di vista puramente pratico a noi non cambia niente, però c'è una cosa cosa che non va ignorata. La gravità della situazione non è data dal fatto in sé, ma dal messaggio che questo manda.

Chiudere il corso vuol dire in un certo senso considerarlo un fallimento, accantonare un'iniziativa che non si è riusciti a far decollare. Che valore avrà la nostra laurea allora?

Il nostro indirizzo di Scienze della Comunicazione è un po' particolare, penso sia l'unico in Italia. Dovrebbe costituire una via di mezzo fra la tecnica della comunicazione "pura" e la cultura, fornendo a noi studenti i mezzi per fare opera di divulgazione. Ed è molto importante, almeno secondo me, perché se la cultura non viene diffusa marcisce dietro le cattedre polverose degli accademici. Forse non ci avete fato caso, ma le pubblicazioni che escono dalle università, spesso e volentieri, sono a dir poco incomprensibili per un essere umano normale. Serve qualcuno che sappia "di tutto un po'" e che si occupi di tradurre e semplificare per le grandi folle questi ammassi di nozioni fini a sé stessi. E' una funzione vitale, che dovrebbe permettere alla democrazia di essere tale di fatto, oltre che di nome. Senza cultura non c'è senza consapevolezza, prerequisito fondamentale della libertà.

Infine penso sia necessario chiarire che sono sempre stata la prima a criticare il mio corso, quando necessario. Ci sono tante cose che andrebbero cambiate, limate, aggiustate. Alcune cose sono cambiate in meglio (altre in peggio) con la sua recente trasformazione in Scienze dell'Informazione, ma ci sarebbe ancora tanto da fare. Ed è proprio per questo che non ne voglio la morte.

Dato che so di non essere l'unica, e che è scandaloso che degli studenti di comunicazione non reagiscano a una notizia del genere, ho pensato di mettere in piedi una piccola manifestazione fotografica. Lo scopo è dimostrare che noi comunicanti teniamo al nostro corso abbastanza da metterci la faccia per salvarlo. Quindi prenderò la mia Reflex da principiante e verrò a fotografare tutti quelli che, per solidarietà, interesse, cause di forza maggiore, vorranno fare da modelli.

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giovedì 21 gennaio 2010

Randomly back | Casualmente di ritorno

PER GLI ITALIANI PIGRI (so che ce ne sono) : la parte in italiano è sotto quella inglese. Scorrete con la rotellina del mouse e la trovate.

It’s been awhile since I last wrote on my blog. I guess it’s because of the graduation stuff, I have a couple of exams left, then I’ll be somehow free. Free to write, draw, take pictures at random things… Just my usual.
Now I know you’re wondering: why the heck is she writing in Italian AND English at the same time? I’m going to try to explain this but it won’t be easy. The fact is that I enjoy writing in English, I really do. I could easily make up some stylish lies about how this will let non-Italian people read my posts, but as I said they’d be lies. Come on, I don’t really need the whole world to know the rubbish that comes out from my keyboard! We all know it’s rubbish without such a planetary consecration.
I like English better than Italian, that’s it. At the point that sometimes I find it easier to think in English than my mother tongue.  It’s a bit mad, probably, but hey, that’s me.
I should probably add that I came out with the crazy project of moving abroad after the degree and this should lead to exercising and improving my knowledge of the language.  At least I hope so. It would be awkward to acknowledge in a month or two that I’m worsening the situation instead (that wouldn’t surprise me though).
I could also technically say that this way I can show the whole world that Italian politics is shitty and Berlusconi sucks, but that would be going too far. The whole world probably knows it far more than I could possibly describe it. It would be an utter waste of time. Besides, I get the feeling that I’ll have plenty of occasions to touch the subject in the future.
Enough, I’ve already said too much. More than I expected anyhow. This is my first bilingual post and I probably made a lot of mistakes in both  versions. But I promise next time I will make it interesting, very interesting. This was just an introduction, as you may have noticed.

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 È passato un po’ di tempo da quando ho scritto sul blog per l’ultima volta. Suppongo sia a causa della laurea, ho ancora un paio di esami da dare e poi sarò più o meno libera. Libera di scrivere, disegnare, fotografare le cose a caso… il mio solito.
Ora so che vi starete chiedendo: perché cavolo sta scrivendo in italiano E in inglese? Proverò a spiegarvelo ma non è poi così semplice. Il fatto è che mi piace scrivere in inglese, davvero. Potrei facilmente imbastire qualche bugia figa su come questo mi permetterà di far leggere quello che scrivo ai lettori non italiani, ma come ho detto sarebbero bugie. Dai, non ho mica bisogno di far conoscere al mondo intero le cazzate che escono dalla mia tastiera! Sappiamo tutti che lo sono, senza bisogno di una consacrazione mondiale.
Preferisco l’inglese all’italiano, tutto qui. Al punto che a volte trovo più facile pensare in inglese che nella mia madre lingua. È un po’ folle come cosa, ma da me ci si può aspettare questo ed altro.
Dovrei aggiungere forse che me ne sono uscita con il folle progetto di trasferirmi all’estero dopo la laurea e questo dovrebbe portarmi ad esercitarmi e migliorare il mio inglese. O almeno spero. Sarebbe imbarazzante ritrovarmi peggiorata fra un paio di mesi (anche se non mi stupirebbe, conoscendomi).
Tecnicamente potrei dire che in questo modo posso mostrare al mondo intero quando Berlusconi e la politica italiana facciano schifo, ma sarebbe troppo. Il mondo intero probabilmente lo sa meglio di quanto io possa mai arrivare a descriverlo. Sarebbe un’enorme perdita di tempo, e poi ho la netta impressione che avrò molte occasioni di toccare la questione in futuro.
Basta, ho già detto fin troppo. Più di quello che mi aspettassi, comunque. Questo è il mio primo post bilingue e ho probabilmente già fatto abbastanza errori in entrambe le versioni. La prossima volta, prometto di scrivere cose più interessanti. Se non ve ne foste accorti questa era solo l’introduzione.

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mercoledì 18 novembre 2009

Acqua in bocca


Il nostro corpo è formato dal 70% di acqua. E' una nozione basilare, di quelle che si imparano alle elementari. L'acqua è l'elemento che permette la vita sul nostro pianeta e, in quanto tale, in teoria dovrebbe essere accessibile a tutti. In teoria perchè, già ora, 400 milioni di persone del pianeta non hanno accesso all’acqua potabile. La chiamano oro blu, impropriamente. E' vero che è preziosa, ma infinitamente di più rispetto all'oro. Anzi, l'acqua non è solo preziosa, è necessaria. Senza acqua non possiamo vivere.

Ho detto qualcosa di nuovo? Non mi pare. Tutti sanno che per vivere l'uomo ha bisogno di acqua. Anche gli animali lo sanno, di averne bisogno. Le piante, persino.

L'acqua è un bene di tutti non è semplicemente uno slogan. E' un fatto. Allora perché privatizzarla?

Per i soldi, ovvio. Già ora nel Meridione, ditte affiliate a mafia, 'ndrangheta e camorra si nutrono del problema della siccità, con la complicità delle istituzioni corrotte. Gli interessi economici attorno a questo business sono enormi, non è una novità. Ma fermiamoci a pensare alle implicazioni di questo provvedimento. Privatizzando l'acqua e mettendola sul mercato come un qualsiasi altro bene le si dà un prezzo. Un prezzo che tenderà ad aumentare in base alle esigenze di imprenditori senza scrupoli (sempre più ricchi) e a pesare sulle spalle delle popolazioni più povere e sempre più assetate. Presto o tardi toccherà anche a noi abitanti del mondo industrializzato fare i conti con la sete, non temete.

Quello che ci si dimentica sempre però, è che l'acqua non è come il petrolio: l'acqua non ha prezzo.

Nessun essere umano dovrebbe accettare un compromesso simile, per il bene della nostra stessa sopravvivenza. Anche perché, se è stata privatizzata l'acqua, perché non farlo anche con l'aria o con la luce solare? Perché non privatizzare anche il tempo?

In ogni caso eccoci qua: la privatizzazione dell'acqua in Italia sta diventando realtà, per la gioia dei nostri politici/imprenditori corrotti. E tutto attorno tace. On and on it's just another brick in the wall.

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venerdì 13 novembre 2009

Random Thoughts


Camminare è strano. Non riesco a farlo senza distrarmi. Devo sempre inciampare e pensare ad altro, finendo col non salutare le persone che mi conoscono e col fare figuracce. In effetti sono concentrata, però non nell'atto di camminare, in qualcos'altro. Ultimamente poi, non riesco nemmeno più a scrivere, cosa che mi ha sempre disteso parecchio. Stare senza scrivere non è naturale, almeno per me. Sono una di quelle persone per cui scrivere è importante tanto quanto mangiare, respirare, dormire, fare l'amore.

Sono mesi che non scrivo. Seriamente intendo. Mi fa strano sta cosa. Non seguo più gli altri blog, nemmeno il mio in effetti. Non scrivo racconti, romanzi, storie. Non riesco nemmeno a fare delle belle foto, che per me è più o meno la stessa cosa di scrivere.

Ho disegnato tanti vestiti però, il che significa che la mia creatività non si è spenta del tutto. Però... Forse si è indirizzata verso qualcos'altro. Ma allora perchè scrivere mi manca tanto?

Perchè non posso farne a meno? Mi sembra quasi che manchi qualcosa in questa vita. Non ho di che lamentarmi, nel senso che ho un ragazzo che mi ama tantissimo pienamente ricambiato, ho quasi finito l'università e ho un sacco di progetti interessanti da seguire.

Ma sono confusa e rassegnata. Questo mondo non è fatto per amare. Questa miscela di stress e invidia, e cattiveria e dolore non stimola i sentimenti positivi. Litighiamo sempre per delle cavolate, perdendo il senso della vita. In questa situazione, allora, quando siamo così fortunati da tromare un amore, uno vero, dobbiamo conservarlo come se fosse prezioso come un diamante. Come se fosse nulla al mondo di più raro, nulla di più bello al mondo. In effetti è proprio così. Non disperdiamo tutto questo amore in litigi futili. Impariamo a coltivarlo, per favore.

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