Dieci buoni motivi per… fare la giornalista (con tante parentesi, come al solito)

Scritto in (con tante parentesi), dieci buoni motivi per..., giornalismo, grafomania, io, life, scrivere in data 23 luglio 2010 da Auro

Prima d’iniziare con la tipica lista di dieci cose che mi serve a non dilungarmi troppo (cosa che farò già benissimo nell’introduzione, mannaggia a me) devo fare una premessa. Quando ho iniziato a cercare una redazione in cui fare lo stage previsto dal mio piano di studi ho avuto un periodo di grande sconforto. In poche parole non riuscivo a trovare un posto in cui mi prendessero a lavorare (gratis, fra l’altro).

Invenzioni strampalate dal successo assicurato: l’assorbente interno vibrante

Scritto in invenzioni strampalate dal successo assicurato, umorismo in data 19 luglio 2010 da Auro

Da oggi mi cimenterò con una nuova rubrica seria o umoristica o qualcosa del genere, non ho ancora deciso. Come avrete notato sono una persona molto creativa, solo che come mi disse un giorno una manager di Coca Cola Company “noi di creativi non ne assumiamo tanti perché non è che servano a molto alla compagnia”. Non è vero, o meglio io non la penso così.

Traslocando

Scritto in cervello, comunicazioni di servizio, filosofeggiamenti, grafomania, io, scrivere in data 13 luglio 2010 da Auro

Ci sono persone che quando decidono di voltare pagina lo fanno cambiando pettinatura. Banali, eh. Ci sono persone che non cambiano nulla di esteriore, perché lo trovano un inutile esibizionismo. Poi ci sono io. Io cambio blog. E lo faccio con una frequenza a dir poco inquietante. Ho come l’impressione che il mio cervello stia cominciando a perdere colpi e che questo parossismo del cambiamento derivi da disfunzioni neurali che sono al di là della mia comprensione. Per compensare questa tendenza al terrorismo mediatico che ultimamente sembra volermi schizzare da un dominio all’altro, ho deciso di mantenere il vecchio blog e semplicemente spostarlo. Non è che se smetti di stare con uno che si chiama Violi smetti di essere una pa(n)tera viola. Non è che se cambi strada smetti di essere te stessa. Che poi sui confini dell’identità personale ho già discusso. Ho la netta sensazione di essere più persone in una, e so che questo in termini scientifici si chiama schizofrenia, ma non penso di essere malata. Pazza sicuramente, ma non patologica. Spero di fermarmi. Lo spero sul serio, primo perché haij.in mi piace e credo nel progetto anche se non ho ben capito in cosa consiste (e forse è per questo che mi affascina tanto), secondo perché mi piace wordpress e terzo perché sono stanca.

About writing

Scritto in english, grafomania, scrivere in data 7 luglio 2010 da Auro

I’ve put on some Allevi’s song to relax a bit. I need it desperately. Life is going on as messy as usual and I’m not done with my exams. God, I hate to read books I’m not interested in just to gain a good note. I hate to read uninteresting books, fullstop.

Ogni volta

Scritto in filosofeggiamenti, pillole in data 19 aprile 2010 da Auro
Ogni volta che rinunci a qualcuno che ami per smettere di soffrire perdi un frammento della tua umanità. E’ proprio così che, giorno dopo giorno, ci ritroviamo ad essere meno persone di quando siamo nati. E anche quando moriamo, in fondo, siamo solo un’altra persona che abbiamo perso per smettere di soffrire.

Il senso degli altri

Scritto in categorizzare, coscienza, filosofeggiamenti, gli altri, io in data 13 aprile 2010 da Auro
Io penso troppo agli altri, me lo sento dire sempre. A volte mi sento dire il contrario, soprattutto dai miei genitori, e non capisco più bene quale sia la verità. E ho sempre la netta sensazione che la gente si diverta a confonderti, inscatolarti in una descrizione a cui tu devi cercare di somigliare quanto più ti riesce perché se no “sei cambiato, non ti riconosco più”.
E mi sono sentita dire che dovevo pensare di più a me stessa per smettere di essere quello che gli altri volevano che io fossi. Ma se fosse proprio questo quello che sono?  Se io fossi nata senza personalità, o almeno prima di quei limiti che gli altri chiamano personalità? Se a me piacesse, essere una persona diversa ogni giorno, a seconda delle persone con cui parlo? A questo non ha mai pensato nessuno.
In fondo mi sta prendendo la convinzione che questa tanto acclamata e desiderata personalità di cui tutti parlano non sia altro che una serie di confini da non prevaricare, onde evitare la perdita della propria identità. Come se quello che siamo, pensiamo, facciamo, dipenda tutto da una specie di convenzione inventata dalla società e che permetta a ognuno di trovare il suo posto, senza allontanarsene, pena l’alienazione e l’annullamento del “sé”. Come se per essere qualcuno ci sia per forza bisogno di avere dei tratti definitivi e caratteristici. Abbiamo bisogno di punti fermi per non perderci, e inscatolare le persone sembra essere il metodo più efficace, o forse solo quello più pigro. Ci evita di sviluppare quel “senso degli altri” che è una specie di curiosità, voglia di conoscere e sperimentare nuovi lati delle persone che ci circondano.

Le persone non si possono categorizzare. Non si può semplicemente dire: “io sono così, così e cosà”. Non esiste una definizione che riesca a ridurre quello che abbiamo dentro in un’unica frase. Ma nemmeno in un libro, anche volendoci provare. Nemmeno in un blog, come cerco di fare io.

Io sono io. Sono questa persona complessa e strana che si comporta in modi diversi in situazioni diverse. Non sono nulla forse, ma mi sento un universo. E domani ne sarò un altro, di universo. O forse lo stesso, non lo so.

Universi paralleli

Scritto in amore, filosofeggiamenti, malinconia, scienza, universi paralleli in data 9 aprile 2010 da Auro
Un giorno Fiore mi ha detto che se riusciamo a immaginare qualcosa, vuol dire che quella cosa esiste. Era una teoria filosofica/scientifica che stavamo discutendo, è passato tanto tempo che non me la ricordo più bene.
Allora a me basta sapere che esiste una dimensione parallela in cui noi due esistiamo, ci abbracciamo ancora nel sonno, ci amiamo. E anche se le parallele non si dovrebbero incontrare mai, io riesco a immaginarlo, quindi esiste un punto in cui i nostri universi si incontrano e si fondono.
Tu forse non lo sai, ma dopo aver superato il mio personalissimo limite di non ritorno, mi sono trovata in quel punto, senza nemmeno accorgermene. Ed esisto, e aspetto te.

Quello che conta

Scritto in amore, life, malinconia, solitudine in data 11 marzo 2010 da Auro

Quello che conta è il profumo dello shampoo sui nostri capelli dopo aver fatto la doccia. E’ il tepore delle tue braccia che mi avvolge meglio della coperta. E’ il tuo respiro nel silenzio della notte e i baci e le carezze nel dormiveglia.

Non è facile ricordarsi delle cose che contano quando si è lontani, quando il caos che ci circonda sembra avere la meglio, quando il sarcasmo sembra voler uccidere i sentimenti e la solitudine annienta ogni altra sensazione. Volevo solo che sapessi che ogni tanto me lo ricordo anche io, quello che conta.

Riorganizzazione Cerebrale

Scritto in cervello, life, organizzarsi in data 10 marzo 2010 da Auro
E’ inevitabile penso, quando il tuo ragazzo inizia a farsi una tabella con le cose da fare giorno per giorno, vuol dire che devi cominciare a farlo anche tu. Un po’ per darsi importanza, un po’ per ricordare a lui che effettivamente esisti e hai degli impegni anche tu. La cosa diventa tassativa, quando ti rendi conto che si è scordato di aggiungere te, fra gli impegni.
Allora ho deciso di riprendere tutte le cose che avevo un po’ lasciato andare: twitter, questo blog (anche perché lo pago), i miei racconti, il giornale di ateneo, la tesi, i quattro esami che mi mancano, la reflex, il basso, cantare, disegnare fumetti. Ho bisogno di fare una tabella anche io, mi sa.
Voglio vedere, fra qualche mese, se sarò riuscita a fare tutte le cose che mi sono prefissa. Secondo me no.

Pelle

Scritto in filosofeggiamenti, malinconia, riflessioni, solitudine in data 5 marzo 2010 da Auro
E’ sera, in Piazza Garibaldi. Fa anche freddo, ma non so come mai non me ne sono accorta. I lampioni macchiano di luce il cielo notturno. Non so come fa, ma Parma riesce ad essere luminosa e buia allo stesso tempo, di sera.
Poi d’improvviso il gelo entra sotto la mia pelle, nelle ossa. E’ il momento in cui realizzo che, nonostante io non sia single, continuo a sentirmi sola. La solitudine è una cosa che ti porti dentro per sempre. Da quando nasci fino al momento della tua morte. Ci illudiamo di non sentirla quando siamo sommersi dagli altri, ma alla fine non ci molla mai. E tutte le relazioni di amicizia, sentimentali, familiari persino, si riducono a un tentativo di ignorare l’eterna solitudine che ci avvolge. Ma è tutta colpa della pelle.
Il nostro confine, questa membrana impenetrabile che ci separa dall’esterno. Questa parete che distingue l’io dagli altri. Se non ci fosse la pelle sarebbe tutto molto più semplice, immediato, vorrei potermela strappare a volte. Potremmo mescolarci, entrare negli altri, uscirne e tornare noi stessi. Gli uomini possono farlo, in un certo senso, perché noi donne no? Perché ci viene negato il diritto di intrusione che invece agli uomini è concesso? Ma in fondo anche noi possiamo averlo un barlume di comprensione, no? Alla fine il sesso non è che un mescolarsi, e anche ricevendo dovremmo essere in grado di capire, almeno un po’. Vorrei scambiarla allora, la pelle. Vedere cosa si prova ad essere voi. Anche solo per un istante essere un’altra persona.
Chissà com’è, una vita senza pelle.