Dieci buoni motivi per… fare la giornalista (con tante parentesi, come al solito)

Prima d’iniziare con la tipica lista di dieci cose che mi serve a non dilungarmi troppo (cosa che farò già benissimo nell’introduzione, mannaggia a me) devo fare una premessa. Quando ho iniziato a cercare una redazione in cui fare lo stage previsto dal mio piano di studi ho avuto un periodo di grande sconforto. In poche parole non riuscivo a trovare un posto in cui mi prendessero a lavorare (gratis, fra l’altro).

Non penso la cosa sia dovuta alle mie scarse capacità (nessuno ha mai letto un mio pezzo e non ho una fama tale da precedermi) e le ragioni per cui è difficilissimo trovare una propria strada nel mondo del giornalismo sono troppo lunghe da spiegare qui (mi sto dilungando, lo so). Comunque ho fatto dei colloqui presso le due redazioni più… richieste della città (richieste mi sembra sia la parola giusta) e devo dire che sono rimasta molto delusa. Delusa dalla scarsa attenzione che mi hanno prestato (penso di essere una persona come tutte le altre e in quanto tale di meritare rispetto, che è una cosa diversa dalla condiscendenza), delusa dal fatto che i giornalisti che ho visto durante la mia ricerca mi sono francamente sembrati degli arroganti pieni di sé che hanno perso contatto con la vita reale. E dato che sto leggendo questo libro e non penso che ci siano scritte stronzate, certe cose proprio non le riesco ad accettare. Sono addirittura arrivata a pensare che avevo studiato tre anni per niente e che forse il giornalismo non faceva per me.

Alla fine ho trovato una redazione in cui fare il tirocinio (e prima di prendermi hanno voluto leggere un mio articolo, per fortuna). Avevo una gran paura di scoprire che i miei timori erano fondati e di aver buttato al vento una laurea intera. Grazie al cielo non è stato così (almeno per ora). Dopo una settimana, che non è nulla in confronto a una vita ma è pur sempre qualcosa, un paio di cose del mestiere che mi sono scelta penso di averle capite e mi pareva bello condividerle.

  1. Il giornalismo “buono” è utile alla società. In teoria servirebbe a scoprire le ingiustizie e le magagne che ufficialmente non saltano fuori. Poi qualcuno in Italia se ne dimentica, ma la cosa non ci stupisce così tanto.
  2. E’ un mestiere istruttivo. In una settimana ho imparato più di quanto abbia imparato nell’ultimo anno di università. Non sto scherzando.
  3. Se ti piace farlo, non vorresti fare altro nella vita. Passare tutto il giorno davanti a uno schermo a scrivere, leggere comunicati stampa e rileggere quello che hai scritto (per poi cancellarlo e ricominciare da capo) non è per i deboli di cuore, per quanto i Mac siano piacevoli da guardare. Le cose non migliorano se devi girare per la città in piena estate a cercare persone e a intervistarle. Senza contare l’assenza di orari fissi (non per me, io sono solo una stagista). Se ti piace fare tutte queste cose però vale la pena di sacrificarsi un po’. Poi tanto ci fai il callo.
  4. Conosci un sacco di gente intelligente e simpatica. Inaspettatamente. Conosci anche della gente un po’ meno simpatica e non del tutto intelligente, ma se tutto fosse rose e fiori che gusto ci sarebbe?
  5. Impari a fare della versatilità il tuo punto di forza. Se ti capita di scrivere cinque pezzi contemporaneamente e tutti di sezioni diverse è la tua unica chance di sopravvivenza alla giornata.
  6. Impari a sorridere. Mette le persone di buonumore e le predispone a parlare, anche al telefono. Senza contare l’utilissima “faccia da intervista”, che ti permette di fingere di essere interessato a quello che ti dicono mentre pensi: “Si, ok, ma quand’è che rispondi alla domanda che ti ho fatto?”. Le persone amano credere di essere ascoltate. Beh, ogni tanto bisogna anche ascoltarle per davvero però.
  7. Impari un sacco di altre cose importanti. Non dare mai per scontato nulla, scrivere velocemente, fare un sacco di domande anche se ti sembrano stupide, chiedere a tutti come si chiamano, raccogliere i numeri di telefono, mettere in ordine le tue carte. Devo ammettere che sto diventando più ordinata ora che dalla mia organizzazione dipende la mia capacità di scrivere un articolo. Spero che mia madre non legga mai questo post, non voglio essere costretta a mettere a posto la stanza.
  8. I giornalisti di solito sono anche degli ottimi scrittori. Perché sanno scrivere in modo chiaro, pulito e senza troppi fronzoli. E poi la scrittura giornalistica ha quel ritmo sincopato che è tanto simile al battito di un cuore (o al ticchettio delle dita sulla tastiera, che è il mio secondo rumore preferito).
  9. I giornalisti sviluppano un particolare senso dell’umorismo che non è quello che ti fa ridere a crepapelle come uno show di Zelig, ma ti fa sghignazzare a denti stretti come un gatto davanti a un topo in trappola.
  10. Perché tutti i giornalisti, per loro stessa natura, devono essere dei gran pettegoli. Ed essere pettegoli è una cosa meravigliosa. Sono una donna dopotutto. Come vi aspettavate che concludessi il pezzo se non così?

Ora io non so se sono davvero abbastanza brava da avere un futuro, non so nemmeno se alla fine farò davvero la giornalista. Però penso di aver capito che è quello che mi piace fare, che è quello che voglio. Mi sembra già un passo avanti.

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2 commenti

  1. fortunecat ha detto:

    avere una direzione, già il fatto di sapere dove andare mi sembra una conquista di questi tempi… :)

  2. Auro ha detto:

    Beh, sì direi di sì. Da questo punto di vista sono molto fortunata.

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