Traslocando
Ci sono persone che quando decidono di voltare pagina lo fanno cambiando pettinatura. Banali, eh. Ci sono persone che non cambiano nulla di esteriore, perché lo trovano un inutile esibizionismo. Poi ci sono io. Io cambio blog. E lo faccio con una frequenza a dir poco inquietante. Ho come l’impressione che il mio cervello stia cominciando a perdere colpi e che questo parossismo del cambiamento derivi da disfunzioni neurali che sono al di là della mia comprensione. Per compensare questa tendenza al terrorismo mediatico che ultimamente sembra volermi schizzare da un dominio all’altro, ho deciso di mantenere il vecchio blog e semplicemente spostarlo. Non è che se smetti di stare con uno che si chiama Violi smetti di essere una pa(n)tera viola. Non è che se cambi strada smetti di essere te stessa. Che poi sui confini dell’identità personale ho già discusso. Ho la netta sensazione di essere più persone in una, e so che questo in termini scientifici si chiama schizofrenia, ma non penso di essere malata. Pazza sicuramente, ma non patologica. Spero di fermarmi. Lo spero sul serio, primo perché haij.in mi piace e credo nel progetto anche se non ho ben capito in cosa consiste (e forse è per questo che mi affascina tanto), secondo perché mi piace wordpress e terzo perché sono stanca.
Sono arcistufa di migrare da una pagina all’altra, di non avere il tempo di affezionarmi alla routine quotidiana. Non che io sia una persona rigida, sono piuttosto duttile e mi adatto facilmente a qualsiasi cosa. Ciò non toglie che ora ho voglia di iniziare a costruire qualcosa. E per costruire non intendo nello spirito con cui ho aperto questo blog. Ho sbagliato tutto, cazzo. L’idea di fondo era carina ma poi come al solito ho rovinato tutto mettendoci troppi neuroni in mezzo. Mi sono piegata all’esibizionismo e ho traviato il concetto iniziale di “vetrina” in cui espormi e far vedere cosa scrivo. Ho smesso di scrivere col cuore e col cervello per iniziare a scrivere solo col cervello, che è una cosa che non si dovrebbe fare mai. Perché puoi essere la persona più intelligente del mondo ma se non hai un’anima grande così (e per così intendo un così enorme, da qui la scelta del grassetto) non farai mai strada. Ho scelto di fare della scrittura il mio mestiere per tirare fuori l’anima, non per sfoggiare una sfilza di esibizioni d’arguzia così comune da essere vergognosa. Io non sono così. Non mi viene naturale e si vede. Non sono impegnata a comando. Non sono capace, punto. Ho iniziato a studiare per passione verso il giornalismo e libro dopo libro, esame dopo esame, ho smesso di crederci.
E ora che sono libera, che manca solo un esame e la tesi, ora che sono a un passo dal mio obiettivo, mi sono resa conto che l’avevo perso di vista. E che il mondo sarebbe molto migliore se le persone usassero più cuore e meno cervello. Ma soprattutto che sono qui, ora. Non in una dimensione parallela ad aspettare qualcuno che non merita di essere aspettato. Sono qui e scrivo la mia storia, ma la scrivo proprio io stavolta.
Tutto questo per dire che ho spostato il blog, che ci sono lavori in corso per metterci un po’ di roba carina e che spero che sia pronto al più presto. Potevo dirlo in due righe vero?
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ma nemmeno io ho ancora le idee chiare se è per questo…

benvenuta a bordo
ma grazie
beh, il fatto che nessuno abbia ancora le idee chiare è positivo. Di solito quando si costruisce qualcosa a tavolino viene male, quindi… meglio così!