Sappiate che mentre scrivo mio nonno è stato preso da un raptus d’igiene e si è messo a passare l’aspirapolvere sotto ai miei piedi. Non so bene se sia perché si ostina a non volere una donna delle pulizie in casa e pensa di dimostrarlo in questo modo oppure perché non vuole che io mi sposi e lo abbandoni. Forse dovrei ricordargli che nel secondo caso sarebbe meglio usare una scopa, piuttosto che quel macchinario infernale, ma a me sta bene così: ho intenzione di sposarmi prima o poi. Forse è il suo modo di farmi notare la mia inutilità; d’altra parte me ne sto sempre davanti al computer a scrivere, penserà che sono una ragazza pigra e alienata. Non ha tutti i torti in effetti. Una piccola introduzione dovevo farla per spiegare che non sono sicura di quello che uscirà da questo post. Spero almeno di risultare chiara.
Ma tornando a noi, è un po’ che non scrivo. Come ho già detto e ripetuto fino allo sfinimento ero sotto esami, quindi mi considero giustificata. Ora che non lo sono più però ci sono cose che per troppo tempo ho rimandato e che stanno bussando prepotentemente alla mia porta. Il fatto è che gli eventi più succosi e interessanti succedono sempre quando si ha altro da fare e finiscono per essere involontariamente ignorati. In questo caso specifico, io credo che la situazione sia anche un po’ voluta, dato che conveniva a tutti che non se ne parlasse troppo e non si facesse casino.
Per chi vive sotto le pietre e ancora non l’ha saputo, la notizia importante è che l’anno prossimo verrà chiuso il corso di scienze della comunicazione/informazione della facoltà di Lettere e Filosofia di Parma. Per intenderci, è il corso che sto frequentando io e in cui mi laureerò (spero) a dicembre.
La notizia in sé non è drammatica. Qualcuno ha già specificato che nella sostanza le cose resteranno invariate: tutti ci laureeremo in quello per cui ci siamo iscritti e il corso continuerà (più o meno) a esistere, anche se come curriculum della laurea in Lettere. Tutto bene, penserà lo studente sprovveduto. A me non cambia niente e quindi chi se ne frega di protestare, giusto?
No. Sbagliato. E’ vero che dal punto di vista puramente pratico a noi non cambia niente, però c’è una cosa cosa che non va ignorata. La gravità della situazione non è data dal fatto in sé, ma dal messaggio che questo manda.
Chiudere il corso vuol dire in un certo senso considerarlo un fallimento, accantonare un’iniziativa che non si è riusciti a far decollare. Che valore avrà la nostra laurea allora?
Il nostro indirizzo di Scienze della Comunicazione è un po’ particolare, penso sia l’unico in Italia. Dovrebbe costituire una via di mezzo fra la tecnica della comunicazione “pura” e la cultura, fornendo a noi studenti i mezzi per fare opera di divulgazione. Ed è molto importante, almeno secondo me, perché se la cultura non viene diffusa marcisce dietro le cattedre polverose degli accademici. Forse non ci avete fato caso, ma le pubblicazioni che escono dalle università, spesso e volentieri, sono a dir poco incomprensibili per un essere umano normale. Serve qualcuno che sappia “di tutto un po’” e che si occupi di tradurre e semplificare per le grandi folle questi ammassi di nozioni fini a sé stessi. E’ una funzione vitale, che dovrebbe permettere alla democrazia di essere tale di fatto, oltre che di nome. Senza cultura non c’è senza consapevolezza, prerequisito fondamentale della libertà.
Infine penso sia necessario chiarire che sono sempre stata la prima a criticare il mio corso, quando necessario. Ci sono tante cose che andrebbero cambiate, limate, aggiustate. Alcune cose sono cambiate in meglio (altre in peggio) con la sua recente trasformazione in Scienze dell’Informazione, ma ci sarebbe ancora tanto da fare. Ed è proprio per questo che non ne voglio la morte.
Dato che so di non essere l’unica, e che è scandaloso che degli studenti di comunicazione non reagiscano a una notizia del genere, ho pensato di mettere in piedi una piccola manifestazione fotografica. Lo scopo è dimostrare che noi comunicanti teniamo al nostro corso abbastanza da metterci la faccia per salvarlo. Quindi prenderò la mia Reflex da principiante e verrò a fotografare tutti quelli che, per solidarietà, interesse, cause di forza maggiore, vorranno fare da modelli.