Prosciutto e melone

Scritto in riflessioni, solitudine in data 2 settembre 2010 da Auro

prosciutto e meloneL’altra mattina ero sull’autobus e andavo al lavoro. Ero un po’ giù, non è un bel periodo per me e mi sembra che mentre certe cose si stanno pian piano aggiustando, altre mi sfuggono totalmente e le rincorro senza speranze, illudendomi di poterle riacciuffare. E poi l’attesa, l’attesa la odio.

Insomma me ne stavo sul solito scomodo seggiolino di autobus a cui ti si appiccica la schiena per quanto ti fa sudare e passando sul lungoparma vedo il solito stereotipato immigrato coi vestiti zozzi (non solo i vestiti forse) e il capello arruffato che butta via un mezzo melone perfettamente scavato, come con un cucchiaino.

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Quello che conta

Scritto in amore, life, malinconia, solitudine in data 11 marzo 2010 da Auro

Quello che conta è il profumo dello shampoo sui nostri capelli dopo aver fatto la doccia. E’ il tepore delle tue braccia che mi avvolge meglio della coperta. E’ il tuo respiro nel silenzio della notte e i baci e le carezze nel dormiveglia.

Non è facile ricordarsi delle cose che contano quando si è lontani, quando il caos che ci circonda sembra avere la meglio, quando il sarcasmo sembra voler uccidere i sentimenti e la solitudine annienta ogni altra sensazione. Volevo solo che sapessi che ogni tanto me lo ricordo anche io, quello che conta.

Pelle

Scritto in filosofeggiamenti, malinconia, riflessioni, solitudine in data 5 marzo 2010 da Auro
E’ sera, in Piazza Garibaldi. Fa anche freddo, ma non so come mai non me ne sono accorta. I lampioni macchiano di luce il cielo notturno. Non so come fa, ma Parma riesce ad essere luminosa e buia allo stesso tempo, di sera.
Poi d’improvviso il gelo entra sotto la mia pelle, nelle ossa. E’ il momento in cui realizzo che, nonostante io non sia single, continuo a sentirmi sola. La solitudine è una cosa che ti porti dentro per sempre. Da quando nasci fino al momento della tua morte. Ci illudiamo di non sentirla quando siamo sommersi dagli altri, ma alla fine non ci molla mai. E tutte le relazioni di amicizia, sentimentali, familiari persino, si riducono a un tentativo di ignorare l’eterna solitudine che ci avvolge. Ma è tutta colpa della pelle.
Il nostro confine, questa membrana impenetrabile che ci separa dall’esterno. Questa parete che distingue l’io dagli altri. Se non ci fosse la pelle sarebbe tutto molto più semplice, immediato, vorrei potermela strappare a volte. Potremmo mescolarci, entrare negli altri, uscirne e tornare noi stessi. Gli uomini possono farlo, in un certo senso, perché noi donne no? Perché ci viene negato il diritto di intrusione che invece agli uomini è concesso? Ma in fondo anche noi possiamo averlo un barlume di comprensione, no? Alla fine il sesso non è che un mescolarsi, e anche ricevendo dovremmo essere in grado di capire, almeno un po’. Vorrei scambiarla allora, la pelle. Vedere cosa si prova ad essere voi. Anche solo per un istante essere un’altra persona.
Chissà com’è, una vita senza pelle.