
E’ sera, in Piazza Garibaldi. Fa anche freddo, ma non so come mai non me ne sono accorta. I lampioni macchiano di luce il cielo notturno. Non so come fa, ma Parma riesce ad essere luminosa e buia allo stesso tempo, di sera.
Poi d’improvviso il gelo entra sotto la mia pelle, nelle ossa. E’ il momento in cui realizzo che, nonostante io non sia single, continuo a sentirmi sola. La solitudine è una cosa che ti porti dentro per sempre. Da quando nasci fino al momento della tua morte. Ci illudiamo di non sentirla quando siamo sommersi dagli altri, ma alla fine non ci molla mai. E tutte le relazioni di amicizia, sentimentali, familiari persino, si riducono a un tentativo di ignorare l’eterna solitudine che ci avvolge. Ma è tutta colpa della pelle.
Il nostro confine, questa membrana impenetrabile che ci separa dall’esterno. Questa parete che distingue l’io dagli altri. Se non ci fosse la pelle sarebbe tutto molto più semplice, immediato, vorrei potermela strappare a volte. Potremmo mescolarci, entrare negli altri, uscirne e tornare noi stessi. Gli uomini possono farlo, in un certo senso, perché noi donne no? Perché ci viene negato il diritto di intrusione che invece agli uomini è concesso? Ma in fondo anche noi possiamo averlo un barlume di comprensione, no? Alla fine il sesso non è che un mescolarsi, e anche ricevendo dovremmo essere in grado di capire, almeno un po’. Vorrei scambiarla allora, la pelle. Vedere cosa si prova ad essere voi. Anche solo per un istante essere un’altra persona.
Chissà com’è, una vita senza pelle.