Quello che conta

Scritto in amore, life, malinconia, solitudine in data 11 marzo 2010 da Auro

Quello che conta è il profumo dello shampoo sui nostri capelli dopo aver fatto la doccia. E’ il tepore delle tue braccia che mi avvolge meglio della coperta. E’ il tuo respiro nel silenzio della notte e i baci e le carezze nel dormiveglia.

Non è facile ricordarsi delle cose che contano quando si è lontani, quando il caos che ci circonda sembra avere la meglio, quando il sarcasmo sembra voler uccidere i sentimenti e la solitudine annienta ogni altra sensazione. Volevo solo che sapessi che ogni tanto me lo ricordo anche io, quello che conta.

Riorganizzazione Cerebrale

Scritto in cervello, life, organizzarsi in data 10 marzo 2010 da Auro
E’ inevitabile penso, quando il tuo ragazzo inizia a farsi una tabella con le cose da fare giorno per giorno, vuol dire che devi cominciare a farlo anche tu. Un po’ per darsi importanza, un po’ per ricordare a lui che effettivamente esisti e hai degli impegni anche tu. La cosa diventa tassativa, quando ti rendi conto che si è scordato di aggiungere te, fra gli impegni.
Allora ho deciso di riprendere tutte le cose che avevo un po’ lasciato andare: twitter, questo blog (anche perché lo pago), i miei racconti, il giornale di ateneo, la tesi, i quattro esami che mi mancano, la reflex, il basso, cantare, disegnare fumetti. Ho bisogno di fare una tabella anche io, mi sa.
Voglio vedere, fra qualche mese, se sarò riuscita a fare tutte le cose che mi sono prefissa. Secondo me no.

Pelle

Scritto in filosofeggiamenti, malinconia, riflessioni, solitudine in data 5 marzo 2010 da Auro
E’ sera, in Piazza Garibaldi. Fa anche freddo, ma non so come mai non me ne sono accorta. I lampioni macchiano di luce il cielo notturno. Non so come fa, ma Parma riesce ad essere luminosa e buia allo stesso tempo, di sera.
Poi d’improvviso il gelo entra sotto la mia pelle, nelle ossa. E’ il momento in cui realizzo che, nonostante io non sia single, continuo a sentirmi sola. La solitudine è una cosa che ti porti dentro per sempre. Da quando nasci fino al momento della tua morte. Ci illudiamo di non sentirla quando siamo sommersi dagli altri, ma alla fine non ci molla mai. E tutte le relazioni di amicizia, sentimentali, familiari persino, si riducono a un tentativo di ignorare l’eterna solitudine che ci avvolge. Ma è tutta colpa della pelle.
Il nostro confine, questa membrana impenetrabile che ci separa dall’esterno. Questa parete che distingue l’io dagli altri. Se non ci fosse la pelle sarebbe tutto molto più semplice, immediato, vorrei potermela strappare a volte. Potremmo mescolarci, entrare negli altri, uscirne e tornare noi stessi. Gli uomini possono farlo, in un certo senso, perché noi donne no? Perché ci viene negato il diritto di intrusione che invece agli uomini è concesso? Ma in fondo anche noi possiamo averlo un barlume di comprensione, no? Alla fine il sesso non è che un mescolarsi, e anche ricevendo dovremmo essere in grado di capire, almeno un po’. Vorrei scambiarla allora, la pelle. Vedere cosa si prova ad essere voi. Anche solo per un istante essere un’altra persona.
Chissà com’è, una vita senza pelle.

Lazarus syndrome

Scritto in medicina, morte, riflessioni, sindrome di lazzaro in data 19 febbraio 2010 da Auro
Hanno detto che è una condizione rarissima. Ok, ci sta. Per sicurezza però, voglio che resti scritto da qualche parte che non voglio donare organi, non voglio l’autopsia, non voglio essere imbalsamata. In breve: non mi toccate.

Fate così: lasciatemi stare un paio di giorni in una stanza calda. Quando inizio a decompormi potete pure seppellirmi.
In ogni caso, io spero proprio di essere immortale. Dicono che non si può, che la morte è una delle cose certe della vita. Non si sa mai, dopotutto la speranza è l’ultima a morire. Appunto.

Adotta un comunicante: salva scienze della comunicazione

Scritto in lettere e filosofia, life, manifestazioni, parma, protesta, scienze della comunicazione, università in data 12 febbraio 2010 da Auro
Sappiate che mentre scrivo mio nonno è stato preso da un raptus d’igiene e si è messo a passare l’aspirapolvere sotto ai miei piedi. Non so bene se sia perché si ostina a non volere una donna delle pulizie in casa e pensa di dimostrarlo in questo modo oppure perché non vuole che io mi sposi e lo abbandoni. Forse dovrei ricordargli che nel secondo caso sarebbe meglio usare una scopa, piuttosto che quel macchinario infernale, ma a me sta bene così: ho intenzione di sposarmi prima o poi. Forse è il suo modo di farmi notare la mia inutilità; d’altra parte me ne sto sempre davanti al computer a scrivere, penserà che sono una ragazza pigra e alienata. Non ha tutti i torti in effetti. Una piccola introduzione dovevo farla per spiegare che non sono sicura di quello che uscirà da questo post. Spero almeno di risultare chiara.
Ma tornando a noi, è un po’ che non scrivo. Come ho già detto e ripetuto fino allo sfinimento ero sotto esami, quindi mi considero giustificata. Ora che non lo sono più però ci sono cose che per troppo tempo ho rimandato e che stanno bussando prepotentemente alla mia porta. Il fatto è che gli eventi più succosi e interessanti succedono sempre quando si ha altro da fare e finiscono per essere involontariamente ignorati. In questo caso specifico, io credo che la situazione sia anche un po’ voluta, dato che conveniva a tutti che non se ne parlasse troppo e non si facesse casino.
Per chi vive sotto le pietre e ancora non l’ha saputo, la notizia importante è che l’anno prossimo verrà chiuso il corso di scienze della comunicazione/informazione della facoltà di Lettere e Filosofia di Parma. Per intenderci, è il corso che sto frequentando io e in cui mi laureerò (spero) a dicembre.
La notizia in sé non è drammatica. Qualcuno ha già specificato che nella sostanza le cose resteranno invariate: tutti ci laureeremo in quello per cui ci siamo iscritti e il corso continuerà (più o meno) a esistere, anche se come curriculum della laurea in Lettere. Tutto bene, penserà lo studente sprovveduto. A me non cambia niente e quindi chi se ne frega di protestare, giusto?
No. Sbagliato. E’ vero che dal punto di vista puramente pratico a noi non cambia niente, però c’è una cosa cosa che non va ignorata. La gravità della situazione non è data dal fatto in sé, ma dal messaggio che questo manda.
Chiudere il corso vuol dire in un certo senso considerarlo un fallimento, accantonare un’iniziativa che non si è riusciti a far decollare. Che valore avrà la nostra laurea allora?
Il nostro indirizzo di Scienze della Comunicazione è un po’ particolare, penso sia l’unico in Italia. Dovrebbe costituire una via di mezzo fra la tecnica della comunicazione “pura” e la cultura, fornendo a noi studenti i mezzi per fare opera di divulgazione. Ed è molto importante, almeno secondo me, perché se la cultura non viene diffusa marcisce dietro le cattedre polverose degli accademici. Forse non ci avete fato caso, ma le pubblicazioni che escono dalle università, spesso e volentieri, sono a dir poco incomprensibili per un essere umano normale. Serve qualcuno che sappia “di tutto un po’” e che si occupi di tradurre e semplificare per le grandi folle questi ammassi di nozioni fini a sé stessi. E’ una funzione vitale, che dovrebbe permettere alla democrazia di essere tale di fatto, oltre che di nome. Senza cultura non c’è senza consapevolezza, prerequisito fondamentale della libertà.
Infine penso sia necessario chiarire che sono sempre stata la prima a criticare il mio corso, quando necessario. Ci sono tante cose che andrebbero cambiate, limate, aggiustate. Alcune cose sono cambiate in meglio (altre in peggio) con la sua recente trasformazione in Scienze dell’Informazione, ma ci sarebbe ancora tanto da fare. Ed è proprio per questo che non ne voglio la morte.
Dato che so di non essere l’unica, e che è scandaloso che degli studenti di comunicazione non reagiscano a una notizia del genere, ho pensato di mettere in piedi una piccola manifestazione fotografica. Lo scopo è dimostrare che noi comunicanti teniamo al nostro corso abbastanza da metterci la faccia per salvarlo. Quindi prenderò la mia Reflex da principiante e verrò a fotografare tutti quelli che, per solidarietà, interesse, cause di forza maggiore, vorranno fare da modelli.

Randomly back | Casualmente di ritorno

Scritto in bilingue, comunicazioni di servizio, english, italiano, life in data 21 gennaio 2010 da Auro
PER GLI ITALIANI PIGRI (so che ce ne sono) : la parte in italiano è sotto quella inglese. Scorrete con la rotellina del mouse e la trovate.

It’s been awhile since I last wrote on my blog. I guess it’s because of the graduation stuff, I have a couple of exams left, then I’ll be somehow free. Free to write, draw, take pictures at random things… Just my usual.
Now I know you’re wondering: why the heck is she writing in Italian AND English at the same time? I’m going to try to explain this but it won’t be easy. The fact is that I enjoy writing in English, I really do. I could easily make up some stylish lies about how this will let non-Italian people read my posts, but as I said they’d be lies. Come on, I don’t really need the whole world to know the rubbish that comes out from my keyboard! We all know it’s rubbish without such a planetary consecration.
I like English better than Italian, that’s it. At the point that sometimes I find it easier to think in English than my mother tongue.  It’s a bit mad, probably, but hey, that’s me.
I should probably add that I came out with the crazy project of moving abroad after the degree and this should lead to exercising and improving my knowledge of the language.  At least I hope so. It would be awkward to acknowledge in a month or two that I’m worsening the situation instead (that wouldn’t surprise me though).
I could also technically say that this way I can show the whole world that Italian politics is shitty and Berlusconi sucks, but that would be going too far. The whole world probably knows it far more than I could possibly describe it. It would be an utter waste of time. Besides, I get the feeling that I’ll have plenty of occasions to touch the subject in the future.

Enough, I’ve already said too much. More than I expected anyhow. This is my first bilingual post and I probably made a lot of mistakes in both  versions. But I promise next time I will make it interesting, very interesting. This was just an introduction, as you may have noticed.

Random Thoughts

Scritto in amore, diamanti, malinconia, riflessioni in data 13 novembre 2009 da Auro

Camminare è strano. Non riesco a farlo senza distrarmi. Devo sempre inciampare e pensare ad altro, finendo col non salutare le persone che mi conoscono e col fare figuracce. In effetti sono concentrata, però non nell’atto di camminare, in qualcos’altro. Ultimamente poi, non riesco nemmeno più a scrivere, cosa che mi ha sempre disteso parecchio. Stare senza scrivere non è naturale, almeno per me. Sono una di quelle persone per cui scrivere è importante tanto quanto mangiare, respirare, dormire, fare l’amore.
Sono mesi che non scrivo. Seriamente intendo. Mi fa strano sta cosa. Non seguo più gli altri blog, nemmeno il mio in effetti. Non scrivo racconti, romanzi, storie. Non riesco nemmeno a fare delle belle foto, che per me è più o meno la stessa cosa di scrivere.
Ho disegnato tanti vestiti però, il che significa che la mia creatività non si è spenta del tutto. Però… Forse si è indirizzata verso qualcos’altro. Ma allora perchè scrivere mi manca tanto?
Perchè non posso farne a meno? Mi sembra quasi che manchi qualcosa in questa vita. Non ho di che lamentarmi, nel senso che ho un ragazzo che mi ama tantissimo pienamente ricambiato, ho quasi finito l’università e ho un sacco di progetti interessanti da seguire.
Ma sono confusa e rassegnata. Questo mondo non è fatto per amare. Questa miscela di stress e invidia, e cattiveria e dolore non stimola i sentimenti positivi. Litighiamo sempre per delle cavolate, perdendo il senso della vita. In questa situazione, allora, quando siamo così fortunati da tromare un amore, uno vero, dobbiamo conservarlo come se fosse prezioso come un diamante. Come se fosse nulla al mondo di più raro, nulla di più bello al mondo. In effetti è proprio così. Non disperdiamo tutto questo amore in litigi futili. Impariamo a coltivarlo, per favore.

Manuale di difesa dall’obiettivo

Scritto in fotografia, manuali, umorismo in data 22 ottobre 2009 da Auro

Prima c’erano solo i paparazzi. Quindi se eri un V.I.P., che poi secondo me sta per very imbecile person, avevi qualche buona ragione per scappare in corsa per le vie di Parigi e morire in un incidente, trasformandoti in un R.I.P.. O forse no, nel senso che forse la vita è più importante della privacy, ma è tutta una questione di punti di vista. Il problema è che adesso i paparazzi sono superati, come concetto. I V.I.P. li amano. Che tristezza. Immaginate questi poveri paparazzi presi di mira dalle veline e dai calciatori che, invece di essere presi a calci come succedeva in passato, vengono inseguiti e sfruttati. C’è da fare venire le crisi d’identità a chiunque.

About

Scritto in comunicazioni di servizio in data 8 ottobre 2009 da Auro
Ok, sono nevrotica. Lo so. Non temete, non cercherò di convincervi del contrario. Che sono un po’ pazza lo sanno tutti. D’altra parte una che cambia blog più o meno con la frequenza con cui cambia taglio di capelli (volevo dire mutande, ma quelle me le cambio più spesso) un qualche problema psicologico lo deve pur avere.

Il fatto è che ora sento il bisogno di fermarmi. Di costruire qualcosa di serio per il mio futuro. Un blog, insomma. IL BLOG. Quello definitivo. O almeno di provarci. Il fatto di aver speso dei soldi per comprare il dominio dovrebbe essere un incentivo a non cambiare idea per almeno un anno da oggi, quindi eccomi qua.